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Il Capitolo 3 della Lettera ai Filippesi è un appello appassionato di san Paolo alla vera giustizia che viene dalla fede in Cristo, contrapposta alla giustizia derivante dalla Legge mosaica. Dopo aver messo in guardia i credenti da falsi maestri, l'Apostolo presenta se stesso come esempio: se qualcuno poteva vantarsi della Legge, era lui; ma ha considerato tutto una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù. La sua sete di comunione con Cristo - nella morte e nella resurrezione - lo spinge a una corsa incessante verso la mèta finale, la chiamata celeste di Dio. Questo capitolo è un invito alla maturità spirituale, alla rinuncia ai falsi orgogli, e al cammino perseverante della fede, guardando non alle cose della terra, ma a quelle del cielo.