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Il secondo capitolo della Lettera ai Filippesi è uno dei brani più profondi e solenni di tutto il Nuovo Testamento. Al centro del testo si trova l'inno cristologico (Fil 2,6-11), una professione di fede antichissima che celebra l'umiltà e la gloria di Cristo: pur essendo nella condizione di Dio... svuotò se stesso. San Paolo esorta i cristiani a vivere in unità, umiltà e amore reciproco, seguendo l'esempio di Cristo che, pur essendo Dio, si è fatto servo per amore. Il capitolo si chiude con il riferimento ai collaboratori Timòteo ed Epafrodìto, modelli concreti di dedizione al Vangelo. È un testo che invita ogni credente ad assumere in sé gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, fondamento di ogni autentico cammino spirituale.